Storia

La "Conferenza del Traffico e della Circolazione", come momento di studio e confronto sui problemi della circolazione stradale, nasce a Roma il 6 giugno 1930, quando in tutta Italia le automobili erano 250.000. Appena l'anno precedente, nel gennaio 1929, era entrato in vigore il primo "Codice della strada".

Ma già allora si poneva il problema dei "piani regolatori", del parcheggio, della conformità della segnaletica alle convenzioni internazionali, della uniformità delle segnalazioni in tutto il territorio italiano (in quel codice la materia era condivisa con i regolamenti comunali), dei servizi pubblici, dell'educazione stradale.

Il programma di quella prima, lontana riunione sembra stilato appena ieri: segno di una "intelligenza" che l'ACI fin da allora possedeva nel definire i problemi e - cosa ancor più utile e che rendeva l'ACI interlocutore privilegiato delle pubbliche amministrazioni - nell'immaginare soluzioni moderne ed efficaci.

Seguirono poi le edizioni di Milano del 1931, di Palermo del 1932, di Genova del 1933, di Napoli del 1935, di Torino del 1937, ogni volta ampliando la sfera di interessi, ma sostanzialmente esprimendosi su temi fondamentali che si ritroveranno anche in tutta la storia della "Conferenza":

  • le normative di comportamento
  • la pianificazione urbana - soprattutto nelle grandi città, di cui già nelle prime edizioni si prefigurava il caos attuale in assenza di interventi precisi e razionali
  • la segnaletica
  • la sicurezza

Dal 1938 al 1949 il ciclo di Conferenze si interrompe a causa degli eventi bellici.

Riprende nel 1950 a Stresa, che rimane per quasi 50 anni sede di lavori. In un periodo in cui la motorizzazione assume un ritmo incalzante, la Conferenza assume un ruolo particolare: è l'unico "forum" in cui tutti i più autorevoli studiosi ed esperti possono confrontarsi tra loro. E le aree di interesse aumentano: la preparazione dei conducenti (esami, autoscuole, ecc.), il "piano nazionale della viabilità" e le autostrade e le sue fonti di finanziamento, le infrastrutture del Mezzogiorno, lo studio attento delle cause dell'incidentalità (frutto della collaborazione tra ISTAT e ACI). A partire dalla metà degli anni '50 si avvia il processo di unificazione europea delle caratteristiche di costruzione dei veicoli: anche su questo aspetto l'ACI dà un importante contributo attraverso le idee che maturano, anno dopo anno, nelle Conferenze.

Nel 1959 nasce un nuovo codice della strada (che raccoglie molte - ma purtroppo non tutte - delle raccomandazioni avanzate da ACI) e l'edizione del 1960 e quelle immediatamente successive si dedicano all'approfondimento delle problematiche che ne derivano, senza tuttavia trascurare, in apposite relazioni, gli altri aspetti.

A partire dal 1960 la motorizzazione cresce tumultuosamente, e la domanda cui deve rispondere il potere politico è: con quali infrastrutture, finanziate come? E poi ancora: come gestire il traffico nelle grandi città? Con quale "filosofia" gestire l'intero settore dei trasporti? I nodi indicati dall'ACI trent'anni prima vengono al pettine.

E l'ACI, attraverso la Conferenza, contribuisce alla ricerca di risposte concrete: si moltiplicano le relazioni e si fanno più tecniche, i contributi del mondo universitario ma anche degli "operatori" (ministeri, forze dell'ordine, amministratori di imprese), talvolta polemici, acquistano spessore e forza.

Gli anni '70 segnano un momento di crisi economica e sociale. La Conferenza registra il fenomeno, ed invita ad osservare il mondo dei trasporti nella sua globalità: la congestione, la carenza di infrastrutture nelle città, il rapporto tra Stato ed autonomie locali iniziano a costituire delle "emergenze", cui la Conferenza fornisce risposte anticipatrici, non sempre raccolte dal mondo politico.

Gli anni '80 costituiscono un altro momento cruciale: si sommano periodi di crisi e periodi di euforia, ma in fondo rimangono i problemi irrisolti: con quale "filosofia" e con quali strumenti gestire la "mobilità" (è a Stresa che per la prima volta si comincia a ragionare in questi termini, agli inizi degli anni '80) delle persone e delle merci, e come migliorare la sicurezza. Sono queste infatti le aree principali delle Conferenze di quegli anni mentre diviene impellente (e la Conferenza puntualmente ne registra la necessità) il confronto e l'integrazione con gli altri Paesi europei. Contemporaneamente, si dedica una crescente attenzione ad altri aspetti che angustiano la comunità degli utenti/consumatori: i rapporti con le case costruttrici ed i venditori, il regime dell'assicurazione RC auto.

La tutela dell'ambiente diventa uno dei temi cruciali della Conferenza: l'inquinamento è un problema alla cui soluzione tutti devono responsabilmente contribuire. Dalla Conferenza emerge netta la disponibilità di automobilisti e trasportatori, ma è chiara anche la richiesta di salvaguardare la mobilità e di attuare le politiche che non si rivolgano solo ad un settore.

Gli anni '90 vedono l'esplodere delle problematiche del rapporto pubblico/privato e dell'efficienza della spesa pubblica, del trasporto delle merci e del rapporto ottimale strada/ferrovia. La Conferenza non si sottrae, anzi anticipa essa stessa alcune discussioni che solo oggi sembrano trovare spazio nella gestione delle risorse. Concetti come road-pricing, piani urbani del traffico, integrazione strada-rotaia, gestione dei centri storici, gestione del trasporto pubblico, rispetto per l'ambiente sono argomenti di ognuna delle Conferenze tra la fine degli anni '80 ed oggi. La formulazione delle Risoluzioni e delle Mozioni finali che seguono la conclusione della Conferenza costituisce, infatti, la reale espressione delle esigenze concrete dei cittadini a cui le Istituzioni non possono non venire incontro attraverso l'emanazione di provvedimenti adeguati.

Nuove prospettive si aprono per la mobilità per gli anni 2000, emergono nuove esigenze di tutela dei diritti dei cittadini, nuove preoccupazioni per l'ambiente impongono prospettive ampie e complesse. Alla loro definizione e allo studio delle migliori soluzioni si dedica come sempre la Conferenza, chiamando alla discussione specialisti di massimo livello e chiedendo precisi impegni agli amministratori pubblici, alle imprese, all'economia.

Se si vuole trovare un filo comune che leghi tutte le edizioni della Conferenza - e che dà ragione dell'interesse con cui viene seguito dal mondo economico, dai mass-media, dagli amministratori pubblici, e della cordiale partecipazione di esponenti governativi - è il saper coniugare concretezza ed "idee", alla ricerca di un ottimale equilibrio tra critica e proposta, su tre questioni centrali: la pianificazione e gestione delle risorse e del territorio, l'incremento in modo soddisfacente e nel rispetto dell'ambiente, la sicurezza e la circolazione.