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Serve un nuovo Codice della Strada

17.11.2015

E' quanto emerge dalla 70a Conferenza del Traffico e della Circolazione, organizzata da ACI a Roma. Quello attuale non è rispettato dagli automobilisti e dai Comuni

Serve un nuovo Codice della Strada perché quello vigente è sempre meno rispettato, perfino dalle Amministrazioni locali. Lo sottolinea oggi l’Automobile Club d’Italia nel corso della 70a Conferenza del Traffico e della Circolazione, i cui lavori sono centrati sul nuovo Codice in discussione al Parlamento.  L’incremento delle sanzioni per infrazioni (+21% negli ultimi sei anni) e la battuta di arresto della riduzione delle vittime della strada (-0,6% nel 2014 rispetto al 2013, a fronte di un complessivo -52% dal 2000) misurano il calo di interesse degli automobilisti verso l’insieme di norme che regolano la mobilità, al quale va aggiunta la diffusa inosservanza delle Amministrazioni locali dell’articolo 208 del CdS, secondo il quale almeno il 50% dei proventi delle multe deve essere reinvestito a favore della mobilità.

“I soldi per la sicurezza stradale ci sono – dichiara il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani – ma troppi Comuni destinano ad altre voci quanto previsto dalla legge a favore degli automobilisti. Per garantire l’osservanza della norma è opportuno prevedere pesanti misure sanzionatorie per le Amministrazioni inadempienti. Tutto ciò può essere ben evidenziato in un nuovo Codice della Strada più snello e semplice, con poche ma chiare norme di comportamento per gli utenti, che rimandi a specifici regolamenti il corposo insieme di dettati tecnici sulle caratteristiche delle strade e dei veicoli”.

Dai lavori della Conferenza del Traffico emerge la necessità di coordinare meglio sul territorio le poche risorse disponibili per la sicurezza stradale, contribuendo a ridurre la spesa sociale attraverso la diminuzione degli incidenti che oggi costano allo Stato 18 miliardi di euro. Dall’analisi dei risultati ottenuti dagli investimenti a livello regionale in esecuzione del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale, secondo una rilevazione della Fondazione Filippo Caracciolo – Centro Studi ACI, vanno evidenziati i comportamenti virtuosi di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto, mentre Campania, Puglia e Sicilia faticano a contenere la spesa sociale imputabile all’incidentalità. Se tutte le Regioni si fossero comportate come quelle più virtuose, dal 2001 ad oggi l’Italia avrebbe risparmiato 27 miliardi di euro. Se invece le “prime della classe” avessero seguito le “ultime”, lo Stato avrebbe aumentato la spesa sociale di quasi 70 miliardi di euro.

Gli investimenti vanno centrati sull’innalzamento degli standard di sicurezza della rete stradale, soprattutto in ambito urbano (nel Lazio gli incidenti rapportati alla popolazione sulle strade urbane fanno segnare +25% dal 2000; in Campania addirittura +70%), con maggiore attenzione ai pedoni, ai ciclisti e agli utenti più “deboli” della strada. Secondo l’ACI serve inoltre più formazione, specialmente per i neopatentati che dopo un solo anno di apprendistato possono oggi guidare una supersportiva: nel nuovo Codice della Strada va previsto un percorso formativo più completo soprattutto per i giovani, con l’obbligo di frequentare almeno un corso di guida sicura prima di impugnare il volante di un veicolo più potente.

Ponendosi l’obiettivo di una mobilità più responsabile e sostenibile, il nuovo Codice della Strada in discussione al Parlamento non può tralasciare il pericolo costituito dai 4 milioni di veicoli ultraventennali circolanti in Italia, con pesanti ricadute per la sicurezza e per l’ambiente. Per un intervento efficace, l’Automobile Club d’Italia propone una rivisitazione dell’art. 60 dell’attuale CdS, con nuovi criteri univoci per distinguere i veicoli storici, meritevoli di tutela, dalle auto vecchie di cui va incentivata la sostituzione. Per l’individuazione delle auto d’epoca, il settore automotive sta convergendo sull’efficacia della “lista chiusa”, come quella redatta da ACI Storico, e sulla necessità di abolire l’obbligo di iscrizione a un registro storico per la fruizione delle tutele di legge.

 

IL RESOCONTO DEI LAVORI

I lavori - moderati dal responsabile delle Relazioni Esterne di Quattroruote, Carlo Cavicchi - sono stati aperti dal Presidente ACI Angelo Sticchi Damiani, il quale ha sottolineato la continuità dell’appuntamento voluto e organizzato dall’Automobile Club d’Italia: un appuntamento annuale che scandisce la storia della mobilità nel Paese, seguendone lo sviluppo ed evidenziandone obiettivi raggiunti e criticità da risolvere, offrendo risposte concrete ai bisogni degli utenti della strada.

Il Direttore Studi e Ricerche della Fondazione Filippo Caracciolo – Centro Studi dell’ACI, Michele Giardiello, ha poi illustrato uno studio che ha preso in considerazione i risultati ottenuti dagli investimenti a livello regionale in esecuzione del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale. Dall’analisi si evince l’estrema diversificazione di impegni presi e di risultati ottenuti tra le regioni italiane, con differenze anche molto nette sia in termine di investimenti che di effetti pratici nel campo dell’incidentalità.  Un dato spicca nettamente: se tutte le regioni si fossero comportate seguendo l’esempio delle “virtuose” Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia e Veneto, il risparmio per il Paese avrebbe raggiunto – dal 2001 ad oggi – i 27 miliardi di euro, mentre se queste le “prime della classe” si fossero adeguate alle “ultime”, lo Stato avrebbe registrato un aggravio di spesa sociale di oltre 70 miliardi di euro.

"I soldi per la sicurezza stradale ci sono – ha sottolineato Sticchi Damiani - ma molti Comuni sono inadempienti quando si tratta di reinvestire questi soldi in sicurezza e non per ragioni di cassa. Occorre che gli amministratori inadempienti siano sanzionati”.

A fronte dell’ormai nota inversione di tendenza negli incidenti stradali, che ha visto una ripresa del fenomeno nel 2014 in particolare nei centri urbani, il presidente dell’ACI è tornato a chiedere che il Codice della Strada renda più severi i criteri per ottenere la patente, con un percorso formativo più completo che preveda anche l’obbligatorietà di un corso di guida sicura, sulla scia di quanto avviene nel resto dell’Europa. Sticchi Damiani ha poi puntato i riflettori sulla necessità di revisione dell’articolo 60, con criteri finalmente univoci per distinguere i veicoli storici meritevoli di tutela dalle auto vecchie, di cui va invece incentivata la sostituzione per motivi ambientali e di sicurezza.

La seconda parte della mattinata è stata dedicata alla tavola rotonda dal titolo “E’ solo questione di rispetto delle regole?”. Primo a prendere la parola Ennio Cascetta – coordinatore della struttura tecnica di missione per l’indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e l’alta sorveglianza del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti -  il quale ha fortemente sottolineato la necessità di analizzare i dati disponibili, studiandoli per trarne lo spunto in particolare per le priorità di intervento. Riguardo lo studio della Fondazione “Filippo Caracciolo”, Cascetta ha sottolineato come i risultati di chi si è impegnato di più e per più tempo confermino la necessità di un maggiore coinvolgimento da parte dei decisori. Cascetta ha indicato due vie prioritarie per far ripartire il meccanismo virtuoso della riduzione degli incidenti sulle strade: prima una politica che valuti quali investimenti siano prioritari, realizzando le “pagelle” delle strade per decidere dove sia importante intervenire prima e con più decisione; poi lo sviluppo di strade “intelligenti”, ripetendo ad esempio l’esperienza dei “tutor” anche al di fuori delle autostrade per ottenere un “cambio di passo” nella lotta all’incidentalità stradale.

Il Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Umberto Del Basso De Caro, ha sottolineato con forza la necessità di attenzione nei confronti degli utenti deboli della strada, in particolare i pedoni, nella logica condivisione della strada. “La cultura della condivisione – ha detto il Sottosegretario – passa evidentemente per una maggiore formazione. Occorre far arrivare il messaggio che quando si osserva il Codice della Strada non ci si trova davanti ad una serie di norme ma ad un valore che va interiorizzato a prescindere dal mezzo usato”. Il rispetto delle regole come atteggiamento virtuoso è uno degli obiettivi che Del Basso De Caro ha posto in evidenza, augurandosi che l’iter parlamentare restituisca finalmente un codice snello e veloce, a cui si affianchi una sempre maggiore attenzione alla sicurezza attiva sui veicoli, vero strumento di sicurezza e di lotta all’incidentalità.

Sull’omicidio stradale si è soffermato Altero Matteoli, Presidente della VIII Commissione Permanente Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato, il quale ha parlato di un testo che deve essere scevro dalla emotività che nasce dai drammatici fatti di cronaca. “Le norme – ha affermato Matteoli – ci sono e sono sufficienti a garantire la sicurezza”. Matteoli si è detto anche convinto che un passaggio cruciale sia quello dell’incremento dei controlli.

Anche Michele Pompeo Meta, Presidente della IX Commissione Trasporti della Camera ha sottolineato la necessità di fare “un passo avanti nei controlli”. Meta ha voluto sottolineare che ogni anno in Italia si cancella un intero paese dalle cartine, visti gli oltre 3.500 morti sulle strade. Ad accompagnare questo sforzo, serve una certezza della pena per chi infrange le regole, da ricercare attraverso una legislazione semplice e chiara. Il nuovo Codice della Strada – secondo Meta – deve diventare un’opportunità, magari preceduta da una legge di non più di 15 articoli che ne anticipi gli aspetti più importanti.

Di pene più certe e severe ha parlato anche Cosimo Maria Ferri, Sottosegretario di Stato alla Giustizia. “Il cittadino poco responsabile - ha sostenuto l’esponente del Governo – deve pensarci bene prima di mettersi al volante, sapendo a cosa va incontro”. E’ l’effetto deterrente a cui stanno lavorando tecnici e politici, con pene minime e massime più severe accompagnate dall’ergastolo della patente. Sottolineando a sua volta l’importanza dei controlli e la necessità che gli Enti Locali, attraverso i  Piani del Traffico, facciano la loro parte, Ferri ha voluto anche ringraziare l’ACI per l’organizzazione di un momento di confronto strategico come la Conferenza del Traffico per una soluzione definitiva dei problemi dell’incidentalità.

Vincenzo Gibiino, Vicepresidente della Commissione Parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale del Senato, ha sottolineato come il reato di omicidio stradale da solo non sia sufficiente a risolvere i problemi legati all’incidentalità. In particolare nelle città, secondo Gibiino, bisogna intervenire anche strutturalmente, ad esempio con una razionalizzazione dei semafori che spesso di notte non funzionano, favorendo il ricambio del parco circolante ormai vetusto perché le auto più sono vecchie e meno risultano sicure. In questa ottica il Senatore ha parlato dell’importanza della regolamentazione del motorismo storico, che da un lato salvaguardi il vero patrimonio storico nazionale e dell’altro non favorisca la circolazione di auto semplicemente vecchie, usurate e quindi più pericolose. Attenzione massima anche a quegli Enti locali che non sono trasparenti nell’uso dei proventi delle multe e possibilità di sanzioni per quelle inadempienti.

In chiusura della prima sessione mattutina, il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, ha voluto ricordare l’importanza della rivalutazione dell’enorme patrimonio storico della strade italiane, senza la quale non si può procedere alla progettazione di nuove infrastrutture. “Pur nella salvaguardia della situazione economica dei Comuni  - ha continuato Sticchi Damiani – vanno garantiti fondi da destinare alla sicurezza stradale e ai controlli. E’ importante infine favorire l’assistenza a chi direttamente o indirettamente subisce gli effetti dell’incidentalità stradale e proprio per questo l’Automobile Club d’Italia ospiterà nella propria sede uno spazio da dedicare alle associazioni che si spendono nel dialogo e nell’assistenza con le famiglie delle vittime della strada”.

In conclusione della sessione mattutina, il Presidente ACI è tornato brevemente sul tema delle auto storiche e ha ricordato come, per il futuro del settore, l’ACI abbia recentemente siglato un accordo con i Salesiani per la formazione di artigiani specializzati nel recupero di quei mezzi che meritano di essere conservati come patrimonio di tutti. 

I lavori sono poi ripresi nel pomeriggio, moderati dal giornalista di “Repubblica” Vincenzo Borgomeo, con la tavola rotonda dal titolo “Quali implicazioni per le nuove regole dal punto di vista tecnico e dell’esercizio?”. Il primo a parlare è stato Massimo Schintu, Segretario Generale AISCAT, che ha manifestato grande attenzione alle stime preliminari sugli incidenti che per il 2015 mostrano addirittura segnali di incremento delle vittime sulla rete stradale, pur sottolineando che il totale dei decessi in autostrada nel 2014 è stato la metà del numero dei ciclisti morti in Italia. “I provvedimenti per la sicurezza stradale – ha affermato Schintu – non possono essere dettati dall’emotività: se tutti i tunnel italiani fossero ammodernati secondo gli standard adottati nel traforo del Monte Bianco a seguito dell’incidente del 1999, l’Italia spenderebbe oltre 2 miliardi di euro per salvare forse due vite umane. Pur nel massimo rispetto di ogni vittima della strada, è meglio spendere quei soldi per intervenire su punti ben più pericolosi della rete, dove la resa degli investimenti in termini di riduzione dell’incidentalità e della mortalità è ben maggiore”. AISCAT si dichiara inoltre contraria ad ogni ipotesi di apertura delle autostrade a mezzi sempre meno potenti, perché i cosiddetti “utenti deboli” aumenterebbero la propria esposizione a rischi in un contesto più dinamico come le vie a scorrimento veloce.

Giandomenico Protospataro del Servizio di Polizia Stradale del Ministero dell’Interno ha insistito sulla necessità di incrementare i controlli finalizzati alla sicurezza stradale – e non solo – attraverso un più massiccio ricorso alla tecnologia. “La Polizia Stradale sequestra ogni anno 300.000 veicoli – ha dichiarato Protospataro – ed è impossibile controllarli tutti in modo approfondito senza adeguati strumenti telematici. Ciò non toglie l’importanza dei controlli svolti dai nostri uomini. Un’altra necessità è la creazione di una rete di operatori qualificati ed autorizzati sul territorio che possa intervenire sui luoghi di incidente per lo svolgimento di tutte le operazioni di assistenza, verbalizzazione e ripristino: in quest’ottica gli operatori del soccorso stradale ACI potrebbero fornire un contributo prezioso”. La Polizia Stradale ha inoltre evidenziato l’esigenza di creare una banca dati con l’archivio delle infrazioni anche per le targhe straniere, in modo da sanzionare in modo più incisivo i trasgressori di ogni nazionalità attraverso il blocco dei veicoli su cui risultano pendenze non regolarizzate. “In Albania vige un sistema analogo che funziona molto bene – ha commentato Protospataro – anche perché è stato creato con il nostro supporto”.

La Conferenza del Traffico e della Circolazione è stata poi impreziosita dall’intervento di Paolo Gandolfi, membro della IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, che ha evidenziato come “la legge delega al Governo si sviluppi in 7 pagine a fronte di un Codice della Strada di oltre 1000. Le linee di indirizzo vanno quindi sviluppate ed articolate anche in assenza di specifiche indicazioni”. Secondo Gandolfi, i sistemi sanzionatori devono diventare inibitori di infrazioni e un grosso contributo in questa direzione può e deve arrivare dalla tecnologia, soprattutto nel rilevamento delle violazioni più diffuse. Analizzando le dinamiche degli incidenti e le caratteristiche della rete stradale, Gandolfi ha lanciato una proposta in grado di alimentare un acceso dibattito anche oltre la Conferenza del Traffico: soprattutto in ambito urbano, molte strade sono fin troppo larghe e incentivano i guidatori ad eccedere con la velocità. “Le carreggiate si potrebbero ridurre – ha proposto Gandolfi – recuperando spazio per aree di manovra, parcheggi, camminamenti protetti per pedoni e ciclisti”. Rispondendo a una domanda del giornalista di Repubblica, il rappresentante del Parlamento ha stimato anche i tempi di attuazione del nuovo Codice della Strada: “se il Senato non lo stravolge potremmo pensare di approvarlo tout court alla Camera, ma se Palazzo Madama ne altererà gli orientamenti voluti da Montecitorio, potrebbe tornare al Senato anche dopo sei mesi. Si può comunque sperare che nella seconda metà del 2016 il Parlamento completi il suo iter e al quel punto andrebbero aggiunti i tempi governativi”. In chiusura, Gandolfi ha poi sottolineato come con l’Automobile Club d’Italia si siano sempre potuti avviare discorsi costruttivi con risultati efficaci.

Ugo Dibennardo, Direttore Esercizio Coordinamento Territorio dell’ANAS, ha annunciato un  piano di investimenti centrato su 10 direttrici strategiche, dove sarà migliorata la pavimentazione stradale, le barriere di sicurezza e la segnaletica. “Stiamo implementando il ricorso alla tecnologia – ha affermato Dibennardo – portando il tutor Vergilius sulle strade più trafficate e pericolose, sperimentando il wifi sul Grande Raccordo Anulare di Roma ed installando nuovi sistemi di telecontrollo per monitorare il funzionamento e la sicurezza delle infrastrutture stradali”. Dal palco della Conferenza del Traffico l’ANAS ha espresso anche una raccomandazione alla magistratura per una più attenta valutazione delle responsabilità in caso di incidente: “se una barriera è omologata per urti fino a 130 km/h e un incosciente la sfonda a 200 km/h invadendo poi la corsia opposta, l’ente gestore della strada non può e non deve essere ritenuto responsabile”.

“In Italia manca un progetto di priorità: prima di tutor e telecontrollo vanno rimesse a posto le strade”. Così Lino Setola della Filiera Mobilità e Sicurezza Stradale della Finco ha cominciato il suo intervento, dicendo poi che “cartelli stravanti come strada sdrucciolevole, caduta massi e animali vaganti sono paradossali, perché una strada non sicura va chiusa”. Secondo Finco, basterebbe assegnare davvero una parte delle risorse provenienti ogni anno dalle multe per cambiare sensibilmente gli standard di sicurezza della rete stradale italiana.

Antonio Mallamo, Amministratore unico di ASTRAL ha sottolineato la scarsità di momenti di confronto utili come la Conferenza del Traffico e della Circolazione organizzata dall’ACI, dove chiarire una volta per tutte anche la questione delle competenze degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle strade. “Nel 2014 sono stati spesi 60 milioni di euro nel Lazio – ha annunciato Mallamo – ma chiunque si sposti in automobile fatica a vederne i benefici perché investimenti così esigui su una rete stradale così estesa non portano a risultati evidenti. I soldi non ci sono, ma servono”. Astral ha ricordato anche il ruolo strategico del sistema di trasporto pubblico per la riduzione dei livelli di incidentalità oltre che per evidenti questioni di sostenibilità ed economicità della mobilità.

“La manutenzione assorbe fino al 70% della nostra spesa sulle strade – ha specificato Aldo Berlinguer, Assessore all’Ambiente e ai Trasporti della Regione Basilicata – e il problema della scarsità delle risorse si può risolvere non guardando solo alle multe: ci sono infatti anche le accise sui carburanti, il cui ricavato può essere destinato almeno in parte ad investimenti per la mobilità, soprattutto nelle regioni che producono idrocarburi (in Italia sono 12, Basilicata in testa)”. I soldi per gli Enti locali sono sempre troppo pochi secondo Berlinguer, il quale sottolinea che si va approssimando il taglio di 500 milioni di euro alle province, molte delle quali già in dissesto.

L’ultimo ad intervenire alla Conferenza del Traffico e della Circolazione è stato Michele Moretti, responsabile delle Relazioni istituzionali di Ancma, l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, aderente a Confindustria, il quale ha risposto alle parole di Schintu evidenziando l’anomalia italiana con la doppia omologazione di veicoli sostanzialmente uguali come uno scooter 125cc e uno 150cc, differenti solo nel modesto aumento di cubatura del motore ma poi identici in freni, telaio e componenti. Per Ancma, le Case produttrici subiscono tale imposizione per rispondere alla domanda di veicoli in grado di viaggiare anche in autostrada visto il limite minimo di 150cc del motore, quando invece il parametro valido dovrebbe essere la velocità del mezzo. “Le due ruote sono ormai uno strumento insostituibile di mobilità – ha affermato Moretti – ed addirittura irrinunciabile in molti centri urbani. Il problema sta nelle condizioni in cui versano troppe infrastrutture stradali, con buche ed insidie mortali per ciclomotori e motocicli. I dati ACI-ISTAT contano 60 morti l’anno su due ruote per ostacoli fissi sulla carreggiata: in risposta a questa strage sarebbe opportuno che almeno sulle vie di nuova costruzione si adottassero le precauzioni più opportune per le due ruote”.

Chiudendo i lavori della Conferenza del Traffico e della Circolazione, il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, ha richiamato l’importanza strategica della formazione di tutti gli utenti della strada per una mobilità più responsabile, efficiente e sostenibile: un obiettivo a cui devono tendere anche i controlli da parte delle Forze dell’Ordine intensificando le attività di presidio sulle strade con modalità chiare, trasparenti ed evidenti, perché una pattuglia visibile previene gli incidenti e crea cultura sociale molto più di un autovelox nascosto, inutile se non dannoso.