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Percorsi e attraversamenti pedonali a Roma poco sicuri per tutti, soprattutto per i disabili

10.12.2015

L’Automobile Club d’Italia testa 17 tratte pedonali e 14 attraversamenti tra la stazione Termini e la Basilica di Santa Maria Maggiore,dove parte il Cammino Mariano che impegna milioni di pellegrini durante il Giubileo

la mobilità a Roma al tempo del GiubileoPercorrere ed attraversare a Roma: non è per tutti” è il titolo dello studio realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo e dall’Area Tecnica dell’Automobile Club d’Italia per misurare gli standard di sicurezza dei percorsi pedonali e degli attraversamenti nella Capitale. L’analisi ha preso in esame 17 tratte pedonali e 14 attraversamenti tra la stazione Termini e la Basilica di Santa Maria Maggiore, punto di partenza del Cammino Mariano che impegna milioni di pellegrini durante il Giubileo.

I risultati del test non sono esaltanti: nessuna infrastruttura ha raggiunto il massimo dei voti e la valutazione complessiva è appena “sufficiente” sia per i percorsi pedonali che per gli attraversamenti, tutti con standard di accessibilità insoddisfacenti per i portatori di handicap. Il percorso migliore, promosso con il giudizio “buono”, è su via Gioberti tra via Amendola e via Principe Amedeo; quello peggiore è sempre su via Gioberti da Piazza S. Maria Maggiore a via Principe Amedeo. L’attraversamento pedonale migliore è in via Amendola, quello più scarso invece in piazza S. Maria Maggiore.

Le criticità più ricorrenti sono imputabili a carenze progettuali (molte barriere come pali della luce, postazioni telefoniche, totem pubblicitari e parcometri; manifattura non eccellente delle pavimentazioni; scarsa visibilità notturna) ed inadempienze gestionali (troppi ostacoli tra bancarelle, tavolini di esercizi commerciali, cartelloni e veicoli in sosta irregolare; scarsa manutenzione della segnaletica; pulizia inadeguata).

Lo studio analizza anche gli standard di sicurezza offerti ai disabili e in particolare ai ciechi che solo in Italia sono circa 130.000 (1 ogni 450 persone). Il loro diritto alla mobilità nella Capitale è compromesso anche dalla mancanza di equipaggiamenti specifici nel sistema del trasporto pubblico: il 26% degli autobus e il 31% dei tram non ha accorgimenti per i disabili; appena il 39% delle stazioni della MetroA è accessibile ai portatori di handicap, mentre la B e la B1 sono totalmente fruibili; solo il 50% delle stazioni delle ferrovie metropolitane Roma-Lido e Roma-Viterbo è agibile per i disabili motori (percentuale che sale all’85% per chi ha impedimenti visivi). I ciechi che si muovono a piedi devono poi confrontarsi con percorsi discontinui, non adeguatamente protetti, con pavimentazione tattile scarsa o assente, fin troppi ostacoli sul camminamento e addirittura informazioni non sempre corrette e coerenti. Nella conduzione dei test e nella calibrazione dei test condotti dall’ACI è stato fondamentale il contributo di Giammario Mascolo, docente e psicoterapeuta, cieco dalla nascita.

Lo studio dell’Automobile Club d’Italia è il primo passo di un progetto più ampio che impegnerà l’ACI e la Fondazione Caracciolo nella valutazione degli standard offerti ai portatori di handicap fisici e motori, al fine di favorire la realizzazione di un manuale di progettazione degli itinerari pedonali urbani che consenta a tutti di muoversi in autonomia e sicurezza.